Una relazione tra passato e presente attraverso sculture che sfidano le convenzioni e trasformano l’architettura classica in una riflessione contemporanea sulla coscienza umana
Carpenters Workshop Gallery e la Vincenzo De Cotiis Gallery presentano la mostra Archaeology of Consciousness, che prosegue il percorso espositivo già avviato a Londra. L’esposizione, allestita presso Via Privata Fratelli Gabba 1A a Milano, esplora il tema della coscienza attraverso la rilettura contemporanea di forme architettoniche classiche, con un particolare focus sugli archi.
Gli archi, simbolo ricorrente nel lavoro di De Cotiis, rappresentano un elemento fondamentale dell’architettura storica. L’artista, attraverso un processo di decostruzione e reinterpretazione, sfida le antiche connotazioni associate a queste strutture, aprendo nuove prospettive su un tema millenario. Le sculture, realizzate con materiali rari come marmo, vetro di Murano e fibra di vetro riciclata, emergono da un processo di reclamation, trasformando queste forme iconiche in entità senza tempo.

In questa mostra, De Cotiis presenta una serie di sculture contemporanee ispirate agli antichi archi, creando opere che non solo celebrano la forza e il trionfo ma anche l’usura e la decadenza. Questi “reperti archeologici del futuro” evocano un dialogo tra passato e futuro, suggerendo una visione in cui la natura ha modificato e reinterpretato le creazioni umane.
Le opere della serie Baroquisme, esposte insieme a queste nuove sculture, rafforzano l’idea di rovine moderne, artefatti che testimoniano il passaggio del tempo e la bellezza che si trova nell’invecchiamento e nella trasformazione.
La mostra, con la sua vasta gamma di opere, sfuma i confini tra arte, architettura e design. Le sculture di De Cotiis, con la loro combinazione di materiali come pietra rara e vetro di Murano, evocano il processo naturale di formazione delle rocce metamorfiche, unendo forze naturali e interventi umani. Questo approccio simile a quello della natura culmina in opere che riflettono una bellezza intrinseca nel decadimento e nell’usura.

Un elemento chiave della mostra è l’arco autoportante, che funge non solo da passaggio spaziale ma anche temporale. De Cotiis distorce deliberatamente la forma dell’arco, invitando i visitatori a riflettere sul tempo e sugli effetti che esso ha sugli oggetti. “Concentrandomi sugli archi, simbolo chiaro di forza e protezione, volevo mostrare che anche le strutture più solide cambiano col tempo. Le sculture, realizzate con materiali come pietra antica rara, fibra di vetro riciclata e vetro di Murano, simboleggiano una visione dell’archeologia futura, dove i segni della natura e degli interventi umani si intrecciano,” spiega l’artista.
Il titolo Archaeology of Consciousness suggerisce una riflessione profonda sugli ambienti tangibili e intangibili, coinvolgendo i visitatori su un piano sensoriale e intellettuale. La “coscienza” evocata dal titolo riflette il viaggio di De Cotiis attraverso la storia, riscoprendo e proiettando elementi classici in concetti moderni. L’artista utilizza il proprio approccio interdisciplinare per fondere scultura, architettura e arte funzionale, creando spazi che non sono solo funzionali ma diventano esperienze sensoriali immersive.

In questa esposizione, De Cotiis dimostra la sua maestria nel sovvertire le aspettative, sfidando i significati tradizionali e distorcendo forme familiari per esplorare la resilienza e la fragilità delle strutture nel tempo. Le sculture, con le loro superfici deliberate e segnate, lasciano tracce che fungono da narrazione creativa, contribuendo a un racconto più ampio di tempo, decadimento e trasformazione.
Archaeology of Consciousness di Vincenzo De Cotiis è una mostra che invita a riflettere sulla bellezza duratura nel tempo, oltre che sull’interazione tra passato e presente. La mostra, con la sua combinazione unica di materiali e forme, offre ai visitatori un’esperienza estetica e intellettuale profonda, trasformando il concetto di architettura e scultura in un viaggio attraverso l’archeologia della coscienza.