Villa Marsaglia

Sapevate che dove ora sorge l’opera architettonica di Ignazio Gardella, tra viale Gadio e via Jacini, un tempo si trovava la Villa della famiglia Marsaglia?

Vi sono alcune leggende associate a questo edificio: alcuni ritengono che sia stato un luogo ove si svolsero fatti di sangue; altri ritenevano che fosse la dimora di una strega o di una dama, nota per essere la personificazione della morte…

Progettata dall’architetto Pio Soli, la villa venne costruita su richiesta del ricchissimo Giovanni Marsaglia, erede di una dinastia imprenditoriale originaria di Torino, nel 1893-94.

Fulcro della progettazione era un bellissimo salone da ballo dove avrebbero dovuto svolgersi magnifiche feste e celebrazioni, purtroppo così non fu, Villa Marsaglia divenne invece un luogo triste e pieno di dolore.

Iniziò tutto quando ancora la Villa non era ultimata, nel febbraio del 1894, quando una cassetta esplosiva, destinata a Giovanni Marsaglia venne consegnata al capomastro il quale decise di aprirla e gli esplose tra le mani, amputandogliele. Se inizialmente vennero accusati gli anarchici, si scoprì invece che era la terribile vendetta di tre giovani licenziati dal Marsaglia.

Pochi mesi dopo giunse nella villa una nipote del Marsaglia, afflitta da una terribile e misteriosa malattia che l’aveva resa totalmente glabra e di una magrezza incredibile, trasformando il volto in un teschio.
Marsaglia provò a dare una vita normale alla giovane, ma i suoi tentativi furono vani, dovette rinchiuderla prigioniera nella villa per proteggerla dagli sguardi indiscreti e dalle dicerie che stavano iniziando a circolare sul suo conto.
Venne proposta in sposa a diversi giovani della borghesia milanese, sottolineando la notevolissima dote che la ragazza avrebbe portato all’altare, ma mai nessuno ebbe il coraggio di accettare la proposta di matrimonio.
Da qui nel 1900 iniziò a girare per la città una leggenda metropolitana, chiunque avrebbe potuto sposare l’orribile ragazza a patto che le ponesse una corona di fiori d’arancio sul suo scheletrico cranio… i Marsaglia dovettero chiamare i Carabinieri e far circondare la villa da guardie armate tanto i giovani assillavano la villa a causa di questa voce. I giovani infatti, attratti dalla montagna di denaro promessa, scavalcavano le recinzioni della villa con i fiori d’arancio in mano e pronti a scalare i muri per giungere alla finestra della povera reclusa.
Fortunatamente il tutto cessò quando un’altra leggenda metropolitana affermò che un giovane spasimante, riuscito a scavalcare il muro di cinta, superate le guardie, scalato il muro della villa e introdottosi nella camera della giovane, coi fiori d’arancio in mano, morì di infarto appena la vide.

Poche settimane dopo, Giovanni Marsaglia morì a soli 55 anni, stroncato da un infarto.
La moglie e i figli si trasferirono in una enorme villa a San Remo, mentre della giovane e schelettrica nipote non si seppe più nulla.
Villa Marsaglia rimase così disabitata per anni, sorvegliata dal solo custode, Natale Rosso che viveva nella dépandance assieme alla moglie e alla figlia Caterina di dieci anni.
Il 31 marzo 1904 la piccola Caterina, assieme ad una sua amica, si arrampicò sui tetti della villa e cercò di camminare sul lucernario che illuminava il salone da ballo della villa.
Purtroppo il vetro cedette e la piccola cadde da oltre dodici metri di altezza, morendo sul colpo.

Per pochi mesi nel 1906 la villa tornò ad animarsi, abitata da un giovane nipote di Giovanni Marsaglia, ma anche in questo caso la sorte fu avversa. Ufficiale di Cavalleria, il giovane tenente sfidò a duello un altro ufficiale durante una trasferta a Moncalieri. Il duello con la sciabola, senza alcun limite, vide il giovane venire quasi decapitato dal rivale e morire sul colpo.

Villa Marsaglia tornò a far parlare di se l’8 novembre 1926, quando alcuni membri della famiglia vi erano tornati a vivere.
Da alcuni mesi aveva ricominciato a circolare in città la leggenda della “donna scheletro” in una nuova versione.
La giovane in questo caso era americana, ricchissima, con una malattia terribile che le divorava lentamente le carni e la cui unica cura sarebbe stata innamorarsi di un giovane.
Fu così che Angelo Foglio, orefice di 23 anni e Giuseppe Pusterla, disoccupato senza fissa dimora, di 22 anni, andarono di notte a bussare alla porta di Villa Marsaglia, chiedendo di vedere “la povera americana ischeletrita”.
Gli eredi di Giovanni Marsaglia annuirono alla richiesta e dissero di attendere un attimo in giardino che la andavano a chiamare. Chiamarono invece la Questura.

Villa Marsaglia fu infine demolita nell’immediato Secondo Dopoguerra e al suo posto venne incaricato Ignazio Gardella di costruire un nuovo edificio per la famiglia Tognella, proprietari di diversi cotonifici in Friuli e Lombardia.
Il Gardella realizzò un capolavoro di rigore architettonico, progettando anche gli interni e l’intero arredamento di tutti gli appartamenti.

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