La storia di Michele, l’ultimo rigattiere di Brera

Michele Lamantea, nato nel 1927 a Trinitapoli, in provincia di Foggia, abbandonò la scuola in giovane età, non imparando infatti mai a scrivere, per lavorare nei campi e per fare il garzone. Insomma, per guadagnarsi da vivere.
Partì ancora ragazzino per Milano viaggiando su un carro merci e senza una lira in tasca.

Per i primi quattro anni dormì per strada, mangiando alle mense dei preti e svolgendo qualsiasi tipo di lavoro.
Qualche anno dopo riuscì ad affittare una stanza in Corso Como 9, ai tempi strada popolare, in una casa di ringhiera.
Michele diventò uno “strascée”, comprava gli oggetti rotti o da buttare via, li riparava e poi li rivendeva. Pian piano si specializzò nel recuperare, sistemare e rivendere pezzi d’arte a buon prezzo.
Con i guadagni dei primi anni potè comprare la stanza dove viveva, quella adiacente e un box in via De Cristoforis, usandolo come magazzino e laboratorio per riparare gli oggetti.

Nel 1964 si sposò e andò a vivere con la moglie Rosa Stella in via delle Forze Armate.
Il matrimonio però non fu roseo, naufragò dopo poco tempo a causa delle violenze e della gelosia dell’uomo che venne rinchiuso al manicomio Paolo Pini. Una volta rilasciato, in seguito a un altro atto di violenza nei confronti di Rosa Stella venne rinchiuso in un manicomio criminale. Dopo il rilascio tornò a vivere in Corso Como e riprese la sua attività in Brera.

La sua figura nonostante ciò divenne in breve tempo un punto fermo di Brera, per quasi 50 anni, sull’angolo tra via Fiori Chiari e via Brera, si trovava fin dalle prime ore del mattino e sino al tardo pomeriggio, il carrettino a pedali di Michele “il rigattiere”.

Il 4 dicembre 2001, dopo aver vinto al Lotto, si recò in una tabaccheria di via San Marco per riscuotere la vincita. Uscito dal locale si avviò per raggiungere il suo carretto lasciato in doppia fila, ma purtroppo una donna alla guida di una Smart, uscendo da un parcheggio in retromarcia non lo vide, lo urtò e Michele cadde battendo forte la testa. Entrò in coma e morì il 22 gennaio 2003 a poche ore dal suo compleanno.

Il 26 gennaio si celebrò il suo funerale nella chiesa di San Marco; la bara era ricoperta da fiori rossi e arancioni e sopra di essi vi era la lunga tuba nera, da sempre suo segno distintivo.
Le esequie, organizzate dall’Associazione Brera, guidata dal baritono della Scala Giuseppe Zecchillo, videro il primo violoncello della Scala eseguire l’Ave Maria di Schubert e musiche di Bach.

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