La nuova immagine del Brera Design District ci porta in viaggio a bordo di un tram milanese
Classe 1990, Chiara Ghigliazza è una pluripremiata illustratrice (milanese DOC) che collabora con le più importanti realtà italiane e internazionali. Nella sua immagine per la Brera Design Week 2026 ha restituito un punto di vista dal mezzo di trasporto più antico e amato della città: il tram. Le abbiamo fatto qualche domanda per scoprire qualcosa di più su di lei, il suo percorso e il suo processo creativo.
Partiamo dal soggetto: hai scelto di rappresentare dall’interno uno dei simboli più iconici della città. Come è nata questa suggestione?
Il mio è un lavoro piuttosto sedentario e introspettivo, per cui ho spesso bisogno di cercare spunti all’esterno. Viaggiare in tram è diventata una piccola consuetudine, perché osservare il paesaggio che scorre fuori dal finestrino mi aiuta a svuotare la mente e a fantasticare. È un’abitudine particolarmente utile nei momenti in cui mi sento a corto di idee.
Il tram mi fa sentire un po’ turista nella mia stessa città; mi fa osservare i luoghi che conosco da un’angolazione diversa, riscoprendoli di nuovo. L’essere in movimento poi riassume bene lo spirito di Milano, così come rimbalzare da una location all’altra, esplorare, perdermi, è il mio modo di vivere la design week.
Come sei arrivata al mondo dell’illustrazione e in che modo si è evoluto il tuo percorso finora?
Ho sempre studiato arte e coltivato il disegno con tecniche e linguaggi diversi. Da più giovane sono stata orientata verso il fumetto, poi ho studiato incisione all’Accademia di Brera, ho avuto una breve parentesi da tatuatrice, e infine ho trovato la mia strada frequentando un master in illustrazione editoriale al Mimaster.
Ho iniziato a lavorare come freelance nel 2015, inizialmente con periodici e editori italiani, e dopo poco il mio giro si è ampliato a clienti internazionali e collaborazioni con aziende in vari settori.

Le tue illustrazioni sono eleganti ed essenziali, e spiccano per gli accostamenti cromatici decisi. Come scegli le tue palette colori?
Arrivo da un background completamente in bianco e nero, quindi ci ho messo un po’ ad inserire il colore nella mia vita e nel mio lavoro, ma oggi lo vivo come un momento molto divertente nel mio processo creativo, in cui le immagini acquistano profondità e carattere.
Scelgo le palette in modo molto istintivo. Di solito parto da un colore affine all’atmosfera che voglio raccontare, e da lì gli accostamenti si sviluppano naturalmente. Ho alcuni colori preferiti che tendono a voler emergere nelle mie illustrazioni, ma cerco sempre di ampliare il mio archivio cromatico. Ovunque vado, annoto gli accostamenti di colori che mi colpiscono — nei vestiti delle persone, le facciate dei palazzi, i paesaggi — per poi incorporarli nel mio lavoro.
Da illustratrice digitale, che rapporto hai con la carta?
Quando ho iniziato a lavorare come illustratrice, per rispondere alle tempistiche veloci e alle correzioni, mi sono spostata quasi interamente sul digitale. Lo sketchbook è rimasto uno strumento secondario utilizzato unicamente per scarabocchi veloci e appunti per fissare le idee nella fase di brainstorming.
Negli ultimi anni ho sentito l’esigenza di reintrodurre la carta nel mio processo. Lavorare su un supporto tradizionale mi permette un approccio più spontaneo, dove sono meno in controllo. Questo passaggio è molto terapeutico perchè mi costringe ad affrontare la paura degli errori e dell’imperfezione, che potenzialmente nel digitale non esistono, mentre sono invece delle caratteristiche fondamentali nei processi creativi.
Viaggiare in tram è diventata una piccola consuetudine, perché osservare il paesaggio che scorre fuori dal finestrino mi aiuta a svuotare la mente e a fantasticare. Il tram mi fa sentire un po’ turista nella mia stessa città; mi fa osservare i luoghi che conosco da un’angolazione diversa, riscoprendoli di nuovo.
Chiara Ghigliazza
Ci racconti il tuo processo creativo: come nasce una tua illustrazione?
Inizia con una fase di ricerca, in cui individuo i concetti fondamentali del tema su cui sto lavorando e, se necessario, cerco altre informazioni. Poi faccio delle associazioni con altre parole che derivino dai concetti iniziali. L’obiettivo è convertire qualcosa di astratto in simboli concreti, che possano essere disegnati. Una volta definiti dei simboli, li accosto in modi diversi: ne inverto il significato, modifico dimensioni, rapporti e posizione, cercando una combinazione che possa comunicare l’argomento in modo chiaro e originale. In questa fase realizzo degli scarabocchi veloci, e quando trovo un’idea che funziona, abbozzo una composizione che la valorizzi e al tempo stesso rispetti i vincoli del progetto. Infine provo delle combinazioni di colori, e definisco l’immagine finale.
Quali sono le tue principali fonti di ispirazione?
Gran parte della mia ispirazione nasce da quello che mi circonda ogni giorno, situazioni e momenti quotidiani, o luoghi comuni. Gioco a guardarli da un punto di vista diverso, ribaltarli o esagerarli, fino a trasformarli in qualcosa di paradossale o divertente.
Prendo ispirazione anche dalla creatività di altre persone: film, libri, mostre, workshop, chiacchiere coi colleghi. Tutte queste esperienze si depositano nella mente e creano un substrato fertile. Quando mi siedo alla scrivania attingo a questo materiale, e lo rielaboro in idee e immagini.

Le illustrazioni per Brera sono state animate dallo studio di motion design Alkanoids. Avevate già lavorato assieme? Qual è la tua esperienza con l’animazione?
Tutti i progetti di animazione a cui ho lavorato finora sono stati realizzati insieme ad Alkanoids. Collaborare con loro è estremamente stimolante, sono molto attenti e cercano sempre soluzioni nuove e non convenzionali.
Sono affascinata dall’animazione perchè aggiungendo la dimensione temporale si possono realizzare idee completamente diverse rispetto alle illustrazioni statiche, giocare con il ritmo e la percezione dello spettatore. È un linguaggio che vorrei integrare più spesso nel mio lavoro, apre possibilità narrative e visive molto interessanti.
Personalmente mi diverto a sperimentare in autonomia animando solo alcuni dettagli delle mie illustrazioni, il che crea una sensazione di delicata mobilità.
Qual è la prima parola che associ a Brera?
Accademia, che è dove ho studiato incisione.

Qual è il tuo angolo preferito di Brera?
Ne ho troppi! Le stradine acciottolate dietro la chiesa del carmine, i negozi di belle arti, l’orto botanico in cui ho passato tantissime pause pranzo.
Che rapporto hai con al Design Week a Milano? Passi sempre a Brera durante il Fuorisalone?
Cerco sempre di prendermi dei giorni liberi durante la Design Week per poter vedere tutto. Mi piace soprattutto entrare nei luoghi che normalmente sono chiusi al pubblico, e amo molto vedere come gli oggetti e le installazioni contemporanee dialogano con gli spazi storici in cui sono inseriti. Brera per me è una tappa obbligata, è uno dei quartieri più belli di Milano e durante il Fuorisalone si anima in maniera speciale.
Chiara Ghigliazza è un’illustratrice milanese nata nel 1990. Dopo essersi laureata in Incisione, frequenta un master in Illustrazione Editoriale. Dal 2015, collabora con case editrici, periodici e aziende italiane e internazionali, tra cui Sky, Amazon, Emergency, The New York Times, The Washington Post, Les Echos, La Repubblica, Iperborea. Il suo lavoro è stato premiato in concorsi internazionali come American Illustration, 3X3, AOI, Communication Arts.
Le sue illustrazioni combinano semplicità e profondità, traducendo concetti astratti in metafore evocative.
Le illustrazioni per la Brera Design Week sono state animate da Alkanoids, studio di progettazione specializzato in motion design con sede a Milano.