Orizzonti: tradizione e contemporaneità con Botteganove

BottegaNove, con la sua maestria artigianale vicentina, arricchisce gli spazi di Orizzonti con piastrelle che raccontano una storia di bellezza e tradizione.

Botteganove porta nel progetto Orizzonti l’eleganza materica e poetica delle sue superfici ceramiche, frutto di una tradizione artigianale radicata nel territorio di Nove. In dialogo con Zanellato/Bortotto, Botteganove presenta la collezione Moko, firmata da Chiara Andreatti, espressione di un abitare contemporaneo che trova nella materia e nel racconto il proprio centro. Un linguaggio fatto di memoria, relazioni e ricerca, dove ogni superficie diventa racconto silenzioso e duraturo.

Perché l’azienda ha deciso di partecipare al progetto?

Per il nostro ritorno alla Milano Design Week, il Brera Design Apartment ci è sembrato da subito l’occasione giusta per raccontare la nostra azienda in una nuova fase del suo percorso. Abbiamo scelto questo spazio perché unisce intimità e cura, offrendo un contesto ideale per presentare in modo autentico sia la nuova collezione Moko di Chiara Andreatti, sia l’inizio della direzione artistica firmata Zanellato/Bortotto. In un ambiente raccolto e ispirante, abbiamo potuto condividere la nostra visione con un pubblico attento alla qualità, alla ricerca progettuale e al linguaggio delle superfici, valori che sono da sempre al centro del lavoro di Botteganove.

Com’è cambiato per l’azienda il concetto di abitare contemporaneo e quali sono gli elementi alla base dello sviluppo di nuovi prodotti?

Negli ultimi anni, il concetto di abitare contemporaneo per noi si è fatto più intimo, più narrativo, più materico. L’abitare non è più solo una questione funzionale o stilistica, ma un modo per costruire identità, rifugi personali, microcosmi in cui ogni elemento ha un significato. Le superfici, in particolare, sono diventate un linguaggio silenzioso ma potente: raccontano emozioni, relazioni, memorie.

Alla base dello sviluppo dei nostri nuovi prodotti c’è l’incontro tra fare artigiano e progetto, tra sensibilità materica e visione contemporanea. Il nostro lavoro nasce a Nove, nel cuore di uno dei distretti ceramici più storici e riconosciuti d’Italia, dove la cultura del “fare con le mani” si tramanda da generazioni. Questa radice profonda ci guida nel cercare un equilibrio tra tradizione e innovazione, tra unicità e coerenza produttiva. Collaboriamo con designer che condividono il nostro amore per il dettaglio e con cui sviluppiamo collezioni capaci di attraversare il tempo senza perdere autenticità.

Quali sono i valori del marchio che si ritrovano rappresentati nel progetto?

Il progetto presentato al Brera Design Apartment riflette pienamente i valori che guidano il nostro marchio: cura, autenticità, originalità, materia e visione. C’è una profonda attenzione al dettaglio e alla qualità esecutiva, che nasce dal fare artigiano e dalla cultura ceramica del territorio di Nove. Ogni elemento è pensato per durare nel tempo e per raccontare qualcosa di autentico. Attraverso la collezione Moko di Chiara Andreatti e l’inizio della nuova direzione artistica firmata Zanellato/Bortotto, emerge con chiarezza la nostra volontà di costruire un linguaggio contemporaneo che non rinnega la tradizione, ma la reinterpreta con sensibilità progettuale. Crediamo nel valore della collaborazione, nell’intelligenza condivisa tra chi progetta e chi realizza. In questo progetto, ogni dettaglio è il risultato di un dialogo rispettoso tra mente e mano, tra idea e materia; il fondamento stesso del nostro modo di fare.

Cosa vi aspettate da questo progetto?

Ci aspettiamo che questo progetto sia l’inizio di un nuovo dialogo. Un’occasione per raccontare non solo nuovi prodotti, ma un’identità in evoluzione, capace di unire radici profonde e visione contemporanea. Speriamo che il pubblico colga l’intensità del lavoro che c’è dietro ogni dettaglio, e il valore di un approccio che mette al centro il tempo, la materia e le relazioni: quelle tra chi progetta e chi realizza, tra chi osserva e chi abita. Più che un risultato immediato, ci interessa costruire riconoscibilità, consolidare alleanze, e far crescere una comunità attorno a un modo di fare le cose che per noi è, prima di tutto, culturale.

Com’è stato lavorare con lo studio Zanellato/Bortotto e quali sono gli aspetti del loro lavoro e linguaggio in cui vi riconoscete?

Lavorare con Giorgia, Daniele e il loro team è stato naturale e stimolante: fin da subito abbiamo instaurato una relazione sincera, basata su una visione condivisa del progetto. Abbiamo immediatamente riconosciuto una sensibilità comune per il dettaglio e per il valore del processo: un approccio riflessivo che valorizza la materia e il contesto. Il loro approccio progettuale, misurato ma denso di significato, si allinea al nostro modo di intendere il prodotto come sintesi di relazioni e memoria. Ci riconosciamo nella loro capacità di raccontare storie attraverso le superfici, nell’attenzione al contesto e nella volontà di dare forma a oggetti che non ostentano, ma che sanno lasciare un segno profondo. Con loro è nato un confronto rispettoso, che ha dato forma a un progetto pensato per durare nel tempo e lasciare una traccia autentica.

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