La Brera dei romantici… o dei triangoli amorosi

La Brera dei romantici… o dei triangoli amorosi

Brera è fin da sempre un quartiere romantico, non solo per quanto riguarda l’amore tra esseri umani, ma anche per l’amore dell’arte, della storia, della cultura… l’amore per Milano.

Tante sono le storie d’amore nate nel distretto, in occasione di San Valentino vogliamo raccontarvi però quelle di due “sciupafemmine”: Ludovico il Moro e Giuseppe Verdi.

Ludovico il Moro
Ludovico il Moro era un giovane molto bello che amava divertirsi.
Nel 1488 si innamorò perdutamente della giovane e bellissima dama della corte Sforzesca, Cecilia Gallerani.
Nel 1490 si trovò però costretto a sposare Beatrice d’Este… Iniziò così il loro triangolo amoroso.

Cecilia cominciò a frequentare la corte ducale grazie a suo padre, che era al servizio della precedente Duchessa, Bianca Maria.
Ludovico, ai tempi 36enne, si accorse di lei e della sua avvenenza e, in un batter d’occhio, la sedusse.
Iniziò così la loro storia d’amore sincera ed intensa tanto che le cronache dell’epoca riportavano: “si dice che il male del signor Ludovico è causato dal troppo coito di una sua puta che prese presso di sé, molto bella, parecchi di fa, la quale gli va dietro dappertutto, e le vuole tutto il suo ben e gliene fa ogni dimostrazione”
Cecilia infatti si atteggiava a first lady della corte ducale e seguiva Ludovico in ogni impegno mondano.

Ludovico era talmente preso dalla giovane, che fece realizzare al suo artista di corte preferito, Leonardo da Vinci, un ritratto che noi oggi conosciamo come: “La Dama con l’Ermellino”.

Questo quadro d’amore idilliaco però dovette ben presto scontrarsi con la realtà, Ludovico non poteva sposare Cecilia. La sua sposa, secondo le leggi del tempo, doveva essere “utile” ed idonea alle esigenze di alleanze politiche per far fronte ai pericoli francesi che incombevano in quel periodo a Milano.
Ludovico così scelse di sposare Isabella d’Este, però già promessa a Francesco Gonzaga di Mantova.
Si trovò quindi costretto ad un ripiego, la sorella della bella Isabella, Beatrice una ragazzotta un po’ goffa e poco aggraziata.

Il matrimonio venne celebrato nel 1490 con pretesa immediata di Beatrice di allontanare Cecilia dalla corte.
Cecilia venne quindi pensionata e ringraziata con il Feudo Saronno dove crebbe Cesare, il figlio avuto da Ludovico il Moro.

Beatrice alla fine si rivelò un’ottima sposa per Ludovico, divenne la sua fidata consigliera politica e col tempo divenne sempre più bella.
Quando Beatrice morì di parto a soli 22 anni, Ludovico si chiuse in un dolore che trovò forma nella realizzazione della Saletta Nigra al Castello Sforzesco: una sala totalmente foderata di tessuto nero dove si chiuse nel suo dolore per settimane.

Giuseppe Verdi
Anche Giuseppe Verdi, celebre compositore e idolo del Teatro alla Scala di Milano, era uno “sciupafemmine”.
Dalle donne protagoniste delle sue opere a donne in carne ed ossa.

La vita affettiva di Giuseppe Verdi fu condizionata in maniera negativa dalla sua prima moglie: Margherita Barezzi. La loro storia fu un susseguirsi di tragedie.
Margherita era figlia dell’agiato commerciante Antonio Barezzi, mecenate di Verdi che nel 1830 lo accolse in casa. Tra Giuseppe e Margherita vi fu una forte intesa ed attrazione e nel 1836 convolarono a nozze. Dalla loro unione nacquero due figli, Virgina e Icilio, morti tutti e due a poco più di un anno di età. Margherita morì nel 1839 a causa di un’encefalite, si erano appena trasferiti a Milano.

Il secondo amore e sposa di Verdi fu l’affermata soprano Giuseppina Strepponi, una moglie molto devota che aiuto molto il compositore nella sua carriera.
Verdi aspettò 12 anni prima di sposarla, ma nel frattempo la portò in casa come convivente scandalizzando la buona società dell’epoca. Nonostante l’amore e la devozione di Giuseppina, Giuseppe la trattava estremamente male, spesso la rimproverava di non essere capace a gestire le faccende domestiche e la servitù.

In questo equilibrio familiare precario ad un certo punto si insinuò Teresa Stolz, anche lei soprano. Teresa e Giuseppe passarono molto tempo insieme “per lavoro”, lei fu anche protagonista di una delle opere di Verdi tanto che i rumor dell’epoca riportavano una loro possibile relazione clandestina.

Giuseppina si allarmò per l’assidua frequentazione tra i due e fece in modo che la Stolz si allontanasse dal marito. Nonostante ciò, dopo anni, i tre si riavvicinarono diventando ottimi amici. In vecchiaia fu proprio la Stolz ad essere per loro un importante punto di riferimento e alla morte di Giuseppina, nel 1897, fu lei a sostenere Verdi e ad aiutarlo a completare la sua opera più bella: la casa di riposo per musicisti Giuseppe Verdi.