Brera Design District Brera Design District è un progetto di Studiolabo
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Con il patrocinio del Comune di Milano

Brera Design District è un brand che promuove lo sviluppo commerciale e culturale del distretto più suggestivo e importante di Milano. Attraverso il lavoro e il dialogo con diversi attori del territorio e grazie al supporto di partner e sponsor, ha consolidato il suo ruolo diventando un punto di riferimento per il design su scala internazionale.

Edizione 2019

Durante i Brera Design Days, prodotti da Studiolabo a ottobre 2018, si è parlato molto di sostenibilità e di progettazione sostenibile e consapevole delle proprie scelte. Da qui l’ispirazione che ci ha portati alla scelta del tema: “Design Your Life” che prende spunto dal libro di Bill Burnett e Dave Evans (Designing Your Life: How to Build a Well-Lived, Joyful Life, Alfred a Knopf Inc, settembre 2016).

Se adottassimo l’approccio progettuale anche nelle scelte quotidiane, nella vita di tutti i giorni, probabilmente saremmo più felici e meno stressati. Basti pensare alla valenza dell’errore nel progetto, dove è riconosciuto come un elemento fondante di un processo di ricerca che tende alla perfezione. Al contrario, un errore nella vita quotidiana è visto come una catastrofe, non una fase da cui imparare qualcosa, ma un ostacolo, un episodio da cancellare.
Forse le vite di tutti gli abitanti del pianeta sono collegate tra loro dai propri errori, basti pensare a quello che abbiamo (o non abbiamo) fatto per la sostenibilità ambientale. Oggi paghiamo errori commessi in passato, che ancora si ripetono, lontani e vicino a noi. 

Questo è un invito a progettare la propria vita. Ai progettisti chiediamo di lavorare maggiormente sull’impatto sostenibile del loro lavoro. A tutti chiediamo di sentirsi progettisti, coinvolti e audaci, perché il pensiero e l’apporto di tutti, ora, è imprescindibile.
 

Edizione 2018

La conoscenza approfondita degli utenti è il punto di partenza nell’ideazione di un prodotto. L’empatia, cioè la capacità di immedesimarsi e di comprendere i bisogni prima di creare soluzioni, è basilare per il lavoro di un progettista. In un presente sempre più digitalizzato e in un futuro dominato dalle intelligenze artificiali, l’empatia sarà sempre di più una risorsa scarsa e costituirà quindi un fattore competitivo per prodotti e servizi: nessun robot sarà mai in grado di sostituirla.

Volendo riflettere a tutto tondo sul tema abbiamo chiesto un confronto alla Fondazione Empatia Milano: «L’empatia intesa come capacità di assumere la prospettiva di un altro è diffusa in molti ambiti della nostra società e anche nel design che ha la missione di coniugare utilità e bellezza», ha raccontato Giannantonio Mezzetti, presidente di FEM. Laura Boella, docente di Filosofia Morale all’Università degli Studi di Milano e membro del comitato etico di Fem, ha aggiunto: «L’empatia mette in collegamento il design con la vita, ciò che è bello e utile con la natura umana, entrando in sintonia anche con la sua imperfezione».

Edizione 2017

Il tema dell'edizione 2017 di Brera Design District è Progettare è un gioco, giocare un progetto.

Abbiamo fatto tesoro dell'esperienza maturata con la prima edizione dei Brera Design Days (1-9 ottobre 2016) durante i quali abbiamo ragionato e discusso su diverse tematiche, tra cui: smart cities, grafica, ibridazione, interaction design e gamification. Proprio il successo riscontrato da quest'ultimo argomento ha ispirato la scelta del tema. Una riflessione sulla pratica del gioco come occasione di progettualità, in particolare sull'importanza che la gamification può assumere nel design dei servizi e nelle dinamiche di interazione e comunicazione tra marca e cliente.

Il tema è una citazione di Bruno Munari e rimanda con forza al suo immaginario e al suo approccio progettuale. Munari ha lavorato molto sui concetti di gioco e giocattolo. In Da cosa nasce cosa scrive: «Bisognerebbe fare anche alcuni giocattoli didattici per adulti, per rimuovere dei preconcetti, per far fare ginnastica alla mente, per liberare energie nascoste».

Edizione 2016

Il tema del 2016 'Progettare è ascoltare' parte dalla consapevolezza che il rigore della composizione musicale e il rigore del design thinking sono particolarmente affini. Come la musica, il design parte dall’ascolto: ascolto delle funzioni, dei materiali, degli oggetti, degli spazi. L’ascolto attivo è interpretazione del mondo e non semplice raccolta di informazioni e dati. Porsi all’ascolto delle cose non conduce soltanto all’apprendimento, ma anche alla trasformazione, quindi a un’evoluzione naturale che ci proietta verso l’innovazione.
“Progettare è Ascoltare” sottolinea anche la forza didattica e formativa del good design. Se è vero che un bravo insegnante è colui che riesce ad immaginare le persone per quello che ancora non sono, un bravo designer (di qualsiasi disciplina) con il suo lavoro riesce a vedere il mondo come sarà. Grazie a questo, ricerca e ascolto sono legati a doppio filo.

Edizione 2015

Il tema del 2015 e si basa sul concetto di riconoscibilità. Per creare un’identità è indispensabile investire sulla formazione, unica via per sviluppare una capacità progettuale. Non c’è infatti identità senza progetto; e quel che unisce le due espressioni di questa equazione sono la formazione, l’apprendimento, la conoscenza. Il tema è nato dalla volontà di interrogarsi su cosa sia l’identità oggi, concetto che si è indebolito a causa di una sovraesposizione di immagini a scapito di una cultura del progetto. Nel contesto del design, riflettere su questo assunto, significa scavare alle radici di un’invenzione per studiare da vicino i processi costruttivi che portano allo sviluppo dell’unicità creativa.

Edizione 2014

“Be District: Creating Connections and Communicating Innovation”: essere distretto significa prima di tutto creare connessioni. L'intervallo di tempo tra la creazione di nuovi prodotti, l'aggiunta di valore a quelli già esistenti e il loro lancio sul mercato si sta riducendo in tutto il mondo. Dove c'è un alto quoziente tecnologico questo processo è più rapido.
Marca e prodotto non sono più sufficienti, la reputazione in rete e la comunicazione si sviluppa secondo diversi principi e i nuovi mercati richiedono modelli di sviluppo differenti e innovativi.
Bisogna auspicare la creazione di sistemi generativi perchè questi hanno una capacità inesauribile di connettere utenti e consentire loro di creare nuovi valori e nuovi prodotti. Questo il messaggio che vogliamo trasmettere alle aziende e a tutti gli addetti ai lavori.

Edizione 2013

Dialogo tra Gillo Dorfles e Aldo Colonetti

Aldo Colonetti: La ricerca,le nuove tecnologie, i nuovi materiali avanzano, ma sempre di più c’interroghiamo sul rapporto tra design e artigianato, tra "fatto a mano", un termine che tu hai introdotto molti anni nel dibattito, e processo industriale. Oggi qual è il tuo pensiero?

Gillo Dorfles: la riflessione riguarda, alla fine, un tema fondamentale della progettazione,non solo il ruolo dell’artigianato. L’uomo ha sempre di più la necessità di creare alcuni oggetti che siano forniti d’un alto potenziale simbolico, così da poter emergere dalla marea degli altri oggetti, "spendibili"senza limite. Siamo preda, in sostanza, di un feticcio quotidiano con cui dobbiamo fare i conti; questo spiega il perché della ricerca incessante di prodotti "d’eccezione",che si differenziano dall’appiattimento e dalla conformismo generalizzato.Da questo punto di vista,il concetto di "fatto a mano",che sta al centro della cultura artigianale, è fondamentale.

A.C. Gillo, un po' di cultura artigianale potrebbe essere utile rispetto al grande tema del consumo, già da te affrontato nel famoso saggio del 1962, "Simbolo Comunicazione Consumo",nel quale già scrivevi, rispetto a questo problema,che "nei prodotti artigianali, anche in quelli dove interviene parzialmente l’impiego di una macchina, esiste sempre un margine d’azzardo"? Margine che potrebbe rappresentare, oggi una sorta di resistenza al consumo immediato di qualsiasi prodotto.

G.D. Certamente l’accelerazione dei tempi, la velocizzazione della vita d'ogni giorno, si possono del resto ricondurre a quel principio di perdita dell’intervallo e della pausa, di cui ragionai in un saggio del 1980, "Intervallo perduto". Questo non significa rifiutare alcuni elementi positivi dovuti alla velocità, basti ricordare tutti i vantaggi dovuti ai rapidi spostamenti dell’uomo sia nel corpo sia nel pensiero; forse una presenza, misurata e equilibrata, del concetto del "fatto a mano", potrebbe rappresentare un atteggiamento, comunque presente nella filosofia della cultura artigianale, in grado da un lato di umanizzare i prodotti, e dell’altro lato, di contribuire ad avere un rapporto responsabile nei riguardi di tutti quegli oggetti quotidiani che ci circondono, senza trasformarli in "altro".

A.C. Gillo, cosa significa "altro", rispetto al ruolo del "fatto a mano" e la sua relazione con la produzione industriale; abbiamo tutti noi imparato da te che non esiste differenza tra serialità industriale e pezzo unico,perché la dimensione estetica transita dovunque, nella vita di tutti i giorni, come, ovviamente, nei luoghi delle produzione e dell’esposizione dell’arte. Bisogna saperla cogliere; nel design, nell’architettura, nella moda, nella grafica, ma ovviamente anche nell’artigianato, basti pensare ad alcune mostre ospitate in Triennale, da quella che tu hai curato, dedicata al Kitsch, fino all’esposizione dei lavori di un grande artigiano come Pier Luigi Ghianda.

G.D. L’uomo, con ogni evidenza, crea con le sue mani, o con gli attrezzi di cui può disporre, dei simulacri, dei feticci di se stesso, delle "sue divinità", dei suoi fantasmi. E questi oggetti, questi "feticci", finiranno di avvalorare la presenza di una Urform, nel senso goethiano di matrice originaria, che giustificherà la compresenza d’un dato utilitario e funzionale, da un lato, e dall’altro lato di un valore artistico, magico e mitico, in ogni prodotto. Ecco,non dimentichiamo mai che qualsiasi progetto, anche quello più avanzato sul piano industriale, non può fare a meno del "fatto a mano", ovvero di quell’elemento simbolico e narrativo che supera ogni particolare denominazione e utilizzazione.

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