Brera Design District è un progetto di Studiolabo appartenente a Milano Design Network
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Con il patrocinio del Comune di Milano

Brera Design Disctrict nasce con l’obiettivo di creare una rete organizzata tra le realtà in zona, di promuovere attività commerciali e culturali e di implementare un modello di sviluppo all’avanguardia.

Di anno in anno Brera Design District implementa le enormi potenzialità che questo quartiere ha. Con il suo panel di eventi sottolinea i punti di forza dell’ampio patrimonio culturale, economico e sociale che contraddistinge il distretto. Studiolabo ha nel suo DNA l’attitudine di creare e sviluppare network tra professionisti per condividere competenze e risorse e con il progetto Brera Design District si propone di divulgare e promuovere la cultura del design e dell’arte, creando connessioni tra le realtà del distretto.

Edizione 2016

Il tema del 2016 'Progettare è ascoltare' parte dalla consapevolezza che il rigore della composizione musicale e il rigore del design thinking sono particolarmente affini. Come la musica, il design parte dall’ascolto: ascolto delle funzioni, dei materiali, degli oggetti, degli spazi. L’ascolto attivo è interpretazione del mondo e non semplice raccolta di informazioni e dati. Porsi all’ascolto delle cose non conduce soltanto all’apprendimento, ma anche alla trasformazione, quindi a un’evoluzione naturale che ci proietta verso l’innovazione.
“Progettare è Ascoltare” sottolinea anche la forza didattica e formativa del good design. Se è vero che un bravo insegnante è colui che riesce ad immaginare le persone per quello che ancora non sono, un bravo designer (di qualsiasi disciplina) con il suo lavoro riesce a vedere il mondo come sarà. Grazie a questo, ricerca e ascolto sono legati a doppio filo.

Edizione 2015

Il tema del 2015 e si basa sul concetto di riconoscibilità. Per creare un’identità è indispensabile investire sulla formazione, unica via per sviluppare una capacità progettuale. Non c’è infatti identità senza progetto; e quel che unisce le due espressioni di questa equazione sono la formazione, l’apprendimento, la conoscenza. Il tema è nato dalla volontà di interrogarsi su cosa sia l’identità oggi, concetto che si è indebolito a causa di una sovraesposizione di immagini a scapito di una cultura del progetto. Nel contesto del design, riflettere su questo assunto, significa scavare alle radici di un’invenzione per studiare da vicino i processi costruttivi che portano allo sviluppo dell’unicità creativa.

Edizione 2014

“Be District: Creating Connections and Communicating Innovation”: essere distretto significa prima di tutto creare connessioni. L'intervallo di tempo tra la creazione di nuovi prodotti, l'aggiunta di valore a quelli già esistenti e il loro lancio sul mercato si sta riducendo in tutto il mondo. Dove c'è un alto quoziente tecnologico questo processo è più rapido.
Marca e prodotto non sono più sufficienti, la reputazione in rete e la comunicazione si sviluppa secondo diversi principi e i nuovi mercati richiedono modelli di sviluppo differenti e innovativi.
Bisogna auspicare la creazione di sistemi generativi perchè questi hanno una capacità inesauribile di connettere utenti e consentire loro di creare nuovi valori e nuovi prodotti. Questo il messaggio che vogliamo trasmettere alle aziende e a tutti gli addetti ai lavori.

Edizione 2013

Dialogo tra Gillo Dorfles e Aldo Colonetti

Aldo Colonetti: La ricerca,le nuove tecnologie, i nuovi materiali avanzano, ma sempre di più c’interroghiamo sul rapporto tra design e artigianato, tra "fatto a mano", un termine che tu hai introdotto molti anni nel dibattito, e processo industriale. Oggi qual è il tuo pensiero?

Gillo Dorfles: la riflessione riguarda, alla fine, un tema fondamentale della progettazione,non solo il ruolo dell’artigianato. L’uomo ha sempre di più la necessità di creare alcuni oggetti che siano forniti d’un alto potenziale simbolico, così da poter emergere dalla marea degli altri oggetti, "spendibili"senza limite. Siamo preda, in sostanza, di un feticcio quotidiano con cui dobbiamo fare i conti; questo spiega il perché della ricerca incessante di prodotti "d’eccezione",che si differenziano dall’appiattimento e dalla conformismo generalizzato.Da questo punto di vista,il concetto di "fatto a mano",che sta al centro della cultura artigianale, è fondamentale.

A.C. Gillo, un po' di cultura artigianale potrebbe essere utile rispetto al grande tema del consumo, già da te affrontato nel famoso saggio del 1962, "Simbolo Comunicazione Consumo",nel quale già scrivevi, rispetto a questo problema,che "nei prodotti artigianali, anche in quelli dove interviene parzialmente l’impiego di una macchina, esiste sempre un margine d’azzardo"? Margine che potrebbe rappresentare, oggi una sorta di resistenza al consumo immediato di qualsiasi prodotto.

G.D. Certamente l’accelerazione dei tempi, la velocizzazione della vita d'ogni giorno, si possono del resto ricondurre a quel principio di perdita dell’intervallo e della pausa, di cui ragionai in un saggio del 1980, "Intervallo perduto". Questo non significa rifiutare alcuni elementi positivi dovuti alla velocità, basti ricordare tutti i vantaggi dovuti ai rapidi spostamenti dell’uomo sia nel corpo sia nel pensiero; forse una presenza, misurata e equilibrata, del concetto del "fatto a mano", potrebbe rappresentare un atteggiamento, comunque presente nella filosofia della cultura artigianale, in grado da un lato di umanizzare i prodotti, e dell’altro lato, di contribuire ad avere un rapporto responsabile nei riguardi di tutti quegli oggetti quotidiani che ci circondono, senza trasformarli in "altro".

A.C. Gillo, cosa significa "altro", rispetto al ruolo del "fatto a mano" e la sua relazione con la produzione industriale; abbiamo tutti noi imparato da te che non esiste differenza tra serialità industriale e pezzo unico,perché la dimensione estetica transita dovunque, nella vita di tutti i giorni, come, ovviamente, nei luoghi delle produzione e dell’esposizione dell’arte. Bisogna saperla cogliere; nel design, nell’architettura, nella moda, nella grafica, ma ovviamente anche nell’artigianato, basti pensare ad alcune mostre ospitate in Triennale, da quella che tu hai curato, dedicata al Kitsch, fino all’esposizione dei lavori di un grande artigiano come Pier Luigi Ghianda.

G.D. L’uomo, con ogni evidenza, crea con le sue mani, o con gli attrezzi di cui può disporre, dei simulacri, dei feticci di se stesso, delle "sue divinità", dei suoi fantasmi. E questi oggetti, questi "feticci", finiranno di avvalorare la presenza di una Urform, nel senso goethiano di matrice originaria, che giustificherà la compresenza d’un dato utilitario e funzionale, da un lato, e dall’altro lato di un valore artistico, magico e mitico, in ogni prodotto. Ecco,non dimentichiamo mai che qualsiasi progetto, anche quello più avanzato sul piano industriale, non può fare a meno del "fatto a mano", ovvero di quell’elemento simbolico e narrativo che supera ogni particolare denominazione e utilizzazione.

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